Jacques Tiana Gilbert Randriarimalala

CategoriaVolontario del Sud

Jacques Tiana Gilbert Randriarimalala

Madagascar

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Zak Randriarimalala in Madagascar con Educatori Senza frontiere Onlus

Da bambino non pensavo mai al mio futuro, ci pensavano gli adulti che si prendevano cura di me. Anche quando abitavo all’orfanotrofio, c’era sempre qualcun altro che pensava al mio avvenire e a quello degli altri bambini. Ma quando sono diventato grande ho cominciato a riflettere sul mio futuro,  soprattutto grazie a Dio e all’aiuto di coloro che hanno costruito Ambalakilonga, la comunità dove sono diventato grande. Se adesso ci ripenso mi chiedo dove sarei se gli adulti non avessero pensato a me… è una grande fortuna per me e per gli altri aver incontrato queste persone.

Quando ho preso in mano la mia vita, ho capito subito che non è facile progettare il proprio futuro; mi chiedevo come faceva chi si occupava di me, che metodo usasse. Io mi sono impegnato al massimo, ho frequentato tutte le classi che potevo, ho studiato tutto ciò che mi sarebbe potuto servire per il mio futuro. Io e i miei compagni di comunità ci facevamo ogni giorno la stessa domanda: “io vado, ma dove?”.

Desideravamo cambiare la nostra vita… ma dove andare? Cosa fare? Ho imparato allora a concentrarmi per imparare ancora di più; ho fatto molti lavori, muratore, idraulico, meccanico. Adesso sono educatore in questa stessa comunità, faccio ciò che gli altri hanno fatto con me in passato. Insieme ai ragazzi che oggi vivono in comunità penso al loro presente e progettiamo il loro futuro. Sono sempre qui ad Ambalakilonga, ma non più come prima. Adesso sono un educatore e fare questo lavoro per me vuol dire testimoniare ai ragazzi che, quando qualcuno ti sta vicino, puoi sognare qualcosa di più bello, ti migliora, hai un’opportunità in più. Certo non è facile raggiungere degli obiettivi; però se c’è il sacrificio, se superi le difficoltà e accetti i consigli e le critiche degli altri, si può riuscire. Ma non è facile essere testimoni perché i ragazzi pensano di cambiare il mondo con il loro pensiero, tu devi capire come aiutarli; ci vuole anche molta pazienza perché è difficile abitare con i ragazzi e affrontare i loro problemi.

Ora sono convinto che essere educatore non è una scelta ma una vocazione perché io non avrei mai pensato di diventarlo. Il mio sogno era un altro, volevo fare il capitano di una nave. Ci ho provato e riprovato, ma il problema è che non mi piace nuotare. Mi piaceva l’idea di poter guidare un equipaggio. Non sono riuscito a realizzare quel sogno, ma in qualche modo ho trovato la mia nave e il mio equipaggio qui ad Ambalakilonga. Ancora oggi mi chiedo cosa mi aspetta, ma ogni tanto penso di aver già trovato il mio futuro perché adesso posso fare, a modo mio, tutto quello che da piccolo vedevo fare agli adulti. Penso a quanto è importante la strada che ho percorso, all’esperienza che ho vissuto e ora capisco l’importanza di essere cresciuto ad Ambalakilonga, convinto che ognuno di noi, con il proprio pensiero, può cambiare il mondo!


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